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Piano neve - dicembre 2009

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Il Piano neve scalda i motori Aumentano mezzi e uomini di Natalia Danesi

PREVENIRE L’EMERGENZA. Presentato il tradizionale programma di interventi per la stagione invernale
La macchina in attività comprende ormai 300 persone. Interventi potenziati nei quartieri, nelle zone pedemontane e nelle aree pedonali
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Quest’anno l’inverno è particolarmente mite e nulla fa pensare ad un’imminente nevicata in pianura. La Loggia però vuol farsi trovare pronta quando i primi fiocchi imbiancheranno la città, e come da tradizione insieme ad Aprica ha stilato il piano d’emergenza, che resterà in vigore fino al 14 marzo del 2010. Un piano che già nel 2008, secondo l’assessore ai Lavori Pubblici Mario Labolani, ha dato buoni frutti: «Mentre la Lombardia era in ginocchio, a Brescia si circolava tranquillamente. Le scuole non sono state chiuse nemmeno un giorno». Il costo del progetto è oneroso in termini economici ma «è il migliore investimento che si può fare per il cittadino. Quest’inverno poi si è deciso per un potenziamento in termini diuomini, sia di mezzi perché gli interventi vengano «effettuati ancora più nel dettaglio».
LE AZIONI. Al piano neve contribuisce il personale di Aprica, quello delle ditte che si occupano della viabilità principale della città e di aziende agricole titolari delle operazioni nei quartieri. I primi interventi di prevenzione - come spiega Alessandro Baronchelli, dirigente del settore Lavori Pubblici - scattano già quando c’è pericolo di ghiaccio: una soluzione salina antigelo viene sparsa in 25 zone sensibili della città. Quando poi il bollettino meteo dà probabilità di nevicate imminenti, 36 punti critici (cavalcavia, sottopassi, rotatorie) vengono presidiati da autocarri carichi di sale e con lama sgombraneve pronti ad entrare in azione.
Infine, se i fiocchi iniziano a scendere partono anche le operazioni di sabbiatura e lamatura (per essere efficace deve esserci però almeno uno spessore di qualche centimetro) contemporaneamente su tre fronti: 21 autocarri delle imprese appaltatrici passano sulle arterie principali; 12 veicoli di Aprica appositamente configurati nelle aree di prima periferia; e 20 trattori nei 20 quartieri periferici. Fino all’anno scorso i trattori erano 12, ma per evitare ritardi e migliorare il servizio si è optato, appunto, per un aumento.
Un altro fronte di intervento riguarda i marciapiedi - mille chilometri - e lo sgombero della neve dalle aree pedonali. Sono stati apportati alcuni miglioramenti - come ha spiegato Paolo Ronchese (settore Movimento Brescia), affiancato dal collega Andreino Ruggeri - soprattutto nelle zone periferiche. Le squadre delle ditte appaltatrici sono passate da 20 a 32, da 4 gli spazzolaneve a disposizione sono diventati 10 e da 16 a 30 i carrellini spargisale. Un servizio efficiente è garantito anche nella zona stazione - centro e ospedale - grazie alla messa in funzione 6 spazzolaneve e 2 Bob Cat (mezzi parcheggiati direttamente nei parcheggi di Brescia Mobilità perché si possano muovere ancora più in fretta). Il lavoro sarà più tempestivo e precisi anche nelle aree pedemontane dove sono stati invece frazionati i percorsi con l’ulteriore incremento di due veicoli 4×4.
PERSONALE E COSTI. Il piano neve basa gran parte della sua efficacia sulle persone: quelle in azione a regime sono circa 300. Un dato che comprende anche gli operatori del call center che viene attivato non appena scatta l’emergenza neve e risponde all’800401104. Nelle giornate «calde» ci si può trovare qualcuno quasi non stop. dalle 6 a mezzanotte.
La macchina, è evidente, è complessa e costosa. Secondo quanto ha riferito Baronchelli, i costi fissi che la Loggia affronterebbe anche qualora non nevicasse ammontano a circa 250mila euro. Sono per la reperibilità, l’ammortamento, l’approvvigionamento di materiali di cui altrimenti si rischierebbe di rimanere sprovvisti: nei depositi ci sono 2.050 tonnellate di sabbia, 2.420 di salgemma sfuso, 320 di miscela salgemma - sabbia, 405 di salgemma in sacchi. Ogni giornata di neve nella quale uomini e mezzi sono operativi costa invece alla comunità ben 100mila euro.
I CONSIGLI. Nonostante, appunto, tutti siano preparati per affrontare le emergenze Baronchelli ricorda che, perché il meccanismo funzioni, c’è bisogno anche di un po’ di buonsenso da parte dei cittadini. Perciò invita ad «utilizzare l’automobile solamente se serve» e soprattutto ad «adeguare la vettura rendendola più efficiente con l’installazione di catene o gomme da neve».
Anche così però non è escluso che i bresciani debbano comunque sopportare qualche disagio perché - come sottolinea il capo del settore Movimento Fabio Verardi - «ogni nevicata è diversa» e per mandare Brescia in tilt basta solo che si verifichi un’ora prima o un’ora dopo. «Noi ogni anno abbiamo più esperienza - prosegue -. La sfida è migliorare ancora la tempestività».

I Cedri di San Polo - dal Giornale di Brescia

LETTERE AL DIRETTORE

L’assessore ed il taglio degli alberi

Ore 06:00
domenica, 08 novembre 2009

In questi giorni ho potuto leggere posizioni diverse riguardo il taglio di alberi nella zona di S. Polo, vorrei per questo chiarire alcuni punti in merito alla ormai nota questione.

È nella volontà di quest’Amministrazione difendere e tutelare il verde pubblico come patrimonio di tutti i cittadini. Questo detto va subito precisato che in seguito all’adozione del Prg, in vigore dal 2003 - durante quindi la Giunta Corsini - la tutela del patrimonio arboreo è rimasta in vigore solo per le aree vincolate. Quindi, dal punto di vista giuridico il privato che decide di abbattere uno o più alberi nel suo terreno ha diritto di eseguire l’operazione senza alcuna autorizzazione da parte dell’amministrazione. Senza giustificarne il merito va comunque anche segnalato che gli alberi in questioni sono cedri deodari e non del Libano, di età inferiore ai 40 anni, che sono piantati in zona non idonea. A tale proposito è stato redatto un verbale della vigilanza urbana che segnala la pericolosità statica di alcune di queste piante.

Relativamente all’opportunità dell’operazione voglio stigmatizzare l’operato di privati che, in spregio del patrimonio arboreo di notevole favore plausibilmente godibile da tutti (pur essendo situati in area privata) hanno proceduto al taglio indiscriminato.

Ad oggi l’unico rimedio possibile consiste nell’impegno del mio settore di piantumare un numero di alberi uguale, o se possibile superiore a quelli eliminati, cercando di ovviare allo scempio fatto, ben conscio, purtroppo, che l’area verde non sarà comunque più quella di prima. Colgo l’occasione di questa mia lettera per informare i bresciani che mi farò carico di vigilare affinché fra le norme di attuazione del nuovo Pgt, vi sia come punto fermo la salvaguardia delle alberature attraverso l’inserimento dell’obbligo di un autorizzazione preventiva da parte di un dirigente del settore lavori pubblici - Aree Verdi.

Sono orgoglioso di comunicare che il nostro patrimonio comunale “verde”sia forte di ben 100.000 alberi piantati, suddivisi tra alberate stradali e parchi, e che la superficie verde di parchi e giardini (Maddalena esclusa) sia di ben quattro milioni e mezzo di metri quadri; ulteriore motivo d’orgoglio sarebbe riuscire ad infondere il principio di rispetto del verde privato, come valore civico imprescindibile, indipendentemente dalle normative scritte, in modo da rendere ancora più bella e salubre la nostra città.

Mario Labolani

L’assessore ai Lavori pubblici

Brescia

Lavori rifatti sul marciapiedi di via Cesaresco

In riferimento alla lettera del signor Severo Zanetti, pubblicata sul Giornale di Brescia il 26 novembre scorso, vorrei precisare che il marciapiede di via Cesaresco è stato asfaltato in lato ovest per una lunghezza di 250 metri. Purtroppo i lavori non sono stati eseguiti a regola d’arte, tanto che le griglie di areazione dell’edificio prospiciente erano rimaste più basse rispetto al piano di calpestio, causando una condizione di pericolo per i pedoni.
Per questo il settore Strade ha contestato il lavoro alla ditta che è stata costretta a prendere atto del lavoro male eseguito e, quindi, ad intervenire per il rifacimento, a sue spese, per un tratto di marciapiede della lunghezza di 40 metri. Mi sembra che, considerando la mole di lavoro gestita dai tecnici dell’ufficio Strade (opere di fresatura ed asfaltatura sulle strade cittadine per circa 40.000 metri lineari e sui marciapiedi per 26.000 ml), ci possa anche stare che una ditta sbagli un intervento di 40 ml.
Solitamente i miei tecnici controllano i lavori e, nel caso non vadano bene, vengono contestati e rifatti a spese delle stesse ditte e, quindi, senza che al cittadino costino un centesimo di più.
Spero perciò di aver dato al signor Zanetti (e ai cittadini contribuenti) le risposte richieste e di averli rassicurati sul fatto che nessun soldo dei contribuenti è stato sprecato, che non vi sono «appalti facili del fare e disfare» e che tutto avviene nella massima trasparenza, come possono testimoniare i numerosi cittadini che quotidianamente si rapportano con me e con i miei uffici.


Mario Labolani
Assessore al Centro storico
e ai Lavori Pubblici
Brescia

rassegna dal Giornale di brescia di oggi 12.11.09

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Test antidroga in comune….

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La visita del Santo Padre a Brescia - Omelia

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BRESCIA - Piazza Paolo VI - 08.11.2009

Cari fratelli e sorelle!
È grande la mia gioia nel poter spezzare con voi il pane della Parola di Dio e dell’Eucaristia, qui, nel cuore della Diocesi di Brescia, dove nacque ed ebbe la formazione giovanile il servo di Dio Giovanni Battista Montini, Papa Paolo VI. Vi saluto tutti con affetto e vi ringrazio per la vostra calorosa accoglienza! Ringrazio in particolare il Vescovo, Mons. Luciano Monari, per le espressioni che mi ha rivolto all’inizio della celebrazione, e con lui saluto i Cardinali, i Vescovi, i sacerdoti e i diaconi, i religiosi e le religiose, e tutti gli operatori pastorali. Ringrazio il Sindaco e le altre Autorità civili e militari. Un pensiero speciale rivolgo agli ammalati che si trovano all’interno del Duomo.
Al centro della Liturgia della Parola di questa domenica – la 32.ma del Tempo Ordinario – troviamo il personaggio della vedova povera, o, più precisamente, il gesto che ella compie gettando nel tesoro del Tempio gli ultimi spiccioli che le rimangono. Un gesto che, grazie allo sguardo attento di Gesù, è diventato proverbiale: “l’obolo della vedova”, infatti, è sinonimo della generosità di chi dà senza riserve il poco che possiede. Prima ancora, però, vorrei sottolineare l’importanza dell’ambiente in cui si svolge tale episodio evangelico, cioè il Tempio di Gerusalemme, centro religioso del popolo d’Israele e il cuore di tutta la sua vita. Il Tempio è il luogo del culto pubblico e solenne, ma anche del pellegrinaggio, dei riti tradizionali, e delle dispute rabbiniche, come quelle riportate nei Vangeli, in cui Gesù si comporta proprio alla maniera dei maestri, insegnando però con una singolare autorevolezza. Egli pronuncia giudizi severi nei confronti degli scribi, a motivo della loro ipocrisia: essi, infatti, mentre ostentano grande religiosità, sfruttano la povera gente imponendo obblighi che loro stessi non osservano. Gesù, insomma, si dimostra affezionato al Tempio come casa di preghiera, ma proprio per questo lo vuole purificare da usanze improprie, anzi, vuole rivelarne il significato più profondo, legato al compimento del suo stesso Mistero.
L’episodio dell’obolo della vedova si inscrive in tale contesto e ci conduce, attraverso lo sguardo stesso di Gesù, a fissare l’attenzione su un particolare fuggevole ma decisivo: il gesto di una vedova, molto povera, che getta nel tesoro del Tempio due monetine. Anche a noi, come quel giorno ai discepoli, Gesù dice: Fate attenzione! Guardate bene che cosa fa quella vedova, perché il suo atto contiene un grande insegnamento; esso, infatti, esprime la caratteristica fondamentale dicoloro che sono le “pietre vive” di questo nuovo Tempio, cioè il dono completo di sé al Signore e al prossimo. È questo il significato perenne dell’offerta della vedova povera, che Gesù esalta perché – dice – ha dato più dei ricchi, i quali offrono parte del loro superfluo, mentre lei ha dato tutto ciò che aveva per vivere (cfr Mc 12,44).
Cari amici! A partire da questa icona evangelica, desidero meditare brevemente sul mistero della Chiesa, e così rendere omaggio alla memoria del grande Papa Paolo VI, che ad essa ha consacrato tutta la sua vita. La Chiesa è un organismo spirituale concreto che prolunga nello spazio e nel tempo l’oblazione del Figlio di Dio, un sacrificio apparentemente insignificante rispetto alle dimensioni del mondo e della storia, ma decisivo agli occhi di Dio. Come dice la Lettera agli Ebrei – anche nel testo che abbiamo ascoltato – a Dio è bastato il sacrificio di Gesù, offerto “una volta sola”, per salvare il mondo intero (cfr Eb 9,26.28), perché in quell’unica oblazione è condensato tutto l’Amore divino, come nel gesto della vedova è concentrato tutto l’amore di quella donna per Dio e per i fratelli: non manca niente e niente vi si potrebbe aggiungere. La Chiesa, che incessantemente nasce dall’Eucaristia, è la continuazione di questo dono, di questasovrabbondanza che si esprime nella povertà, del tutto che si offre nel frammento. È il Corpo di Cristo che si dona interamente, Corpo spezzato e condiviso, in costante adesione alla volontà del suo Capo. Sono lieto che stiate approfondendo la natura eucaristica della Chiesa, guidati dalla Lettera pastorale del vostro Vescovo.
È questa la Chiesa che il servo di Dio Paolo VI ha amato di amore appassionato e ha cercato con tutte le sue forze di far comprendere e amare. Rileggiamo il suo Pensiero alla morte, là dove, nella parte conclusiva, parla della Chiesa. “Potrei dire – scrive – che sempre l’ho amata … e che per essa, non per altro, mi pare d’aver vissuto. Ma vorrei che la Chiesa lo sapesse”. Sono gli accenti di un cuore palpitante, che così prosegue: “Vorrei finalmente comprenderla tutta, nella sua storia, nel suo disegno divino, nel suo destino finale, nella sua complessa, totale e unitaria composizione, nella sua umana e imperfetta consistenza, nelle sue sciagure e nelle sue sofferenze, nelle debolezze e nelle miserie di tanti suoi figli, nei suoi aspetti meno simpatici, e nel suo sforzo perenne di fedeltà, di amore, di perfezione e di carità. Corpo mistico di Cristo. Vorrei abbracciarla, salutarla, amarla, in ogni essere che la compone, in ogni Vescovo e sacerdote che la assiste e la guida, in ogni anima che la vive e la illustra; benedirla”. E le ultime parole sono per lei, come alla sposa di tutta la vita: “E alla Chiesa, a cui tutto devo e che fu mia, che dirò? Le benedizioni di Dio siano sopra di te; abbi coscienza della tua natura e della tua missione; abbi il senso dei bisogni veri e profondi dell’umanità; e cammina povera, cioè libera, forte ed amorosa verso Cristo”.
Che cosa si può aggiungere a parole così alte ed intense? Soltanto vorrei sottolineare quest’ultima visione della Chiesa “povera e libera”, che richiama la figura evangelica della vedova. Così dev’essere la Comunità ecclesiale, per riuscire a parlare all’umanità contemporanea. L’incontro e il dialogo della Chiesa con l’umanità di questo nostro tempo stavano particolarmente a cuore a Giovanni Battista Montini in tutte le stagioni della sua vita, dai primi anni di sacerdozio fino al Pontificato. Egli ha dedicato tutte le sue energie al servizio di una Chiesa il più possibile conforme al suo Signore Gesù Cristo, così che, incontrando lei, l’uomo contemporaneo possa incontrare Lui, perché di Lui ha assoluto bisogno. Questo è l’anelito di fondo del Concilio Vaticano II, a cui corrisponde la riflessione del Papa Paolo VI sulla Chiesa. Egli volle esporne programmaticamente alcuni punti salienti nella sua prima Enciclica, Ecclesiam suam, del 6 agosto 1964, quando ancora non avevano visto la luce le Costituzioni conciliari Lumen gentium e Gaudium et spes.
Con quell’Enciclica il Pontefice si proponeva di spiegare a tutti l’importanza della Chiesa per la salvezza dell’umanità e, al tempo stesso, l’esigenza che tra la Comunità ecclesiale e la società si stabilisca un rapporto di mutua conoscenza e di amore (cfr Enchiridion Vaticanum, 2, p. 199, n. 164). “Coscienza”, “rinnovamento”, “dialogo”: queste le tre parole scelte da Paolo VI per esprimere i suoi “pensieri” dominanti – come lui li definisce – all’inizio del ministero petrino, e tutt’e tre riguardano la Chiesa. Anzitutto, l’esigenza che essa approfondisca la coscienza di se stessa: origine, natura, missione, destino finale; in secondo luogo, il suo bisogno di rinnovarsi e purificarsi guardando al modello che è Cristo; infine, il problema delle sue relazioni con il mondo moderno (cfr ibid., pp. 203-205, nn. 166-168). Cari amici – e mi rivolgo in modo speciale ai Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio –, come non vedere che la questione della Chiesa, della sua necessità nel disegno di salvezza e del suo rapporto con il mondo, rimane anche oggi assolutamente centrale? Che, anzi, gli sviluppi della secolarizzazione e della globalizzazione l’hanno resa ancora più radicale, nel confronto con l’oblio di Dio, da una parte, e con le religioni non cristiane, dall’altra? La riflessione di Papa Montini sulla Chiesa è più che mai attuale; e più ancora è prezioso l’esempio del suo amore per lei, inscindibile da quello per Cristo. “Il mistero della Chiesa – leggiamo sempre nell’Enciclica Ecclesiam suam – non è semplice oggetto di conoscenza teologica, dev’essere un fatto vissuto, in cui ancora prima di una sua chiara nozione l’anima fedele può avere quasi connaturata esperienza” (ibid., p 229, n. 178). Questo presuppone una robusta vita interiore, che è “la grande sorgente della spiritualità della Chiesa, modo suo proprio di ricevere le irradiazioni dello Spirito di Cristo, espressione radicale e insostituibile della sua attività religiosa e sociale, inviolabile difesa e risorgente energia nel suo difficile contatto col mondo profano” (ibid., p. 231, n. 179).
Carissimi, che dono inestimabile per la Chiesa la lezione del Servo di Dio Paolo VI! E com’è entusiasmante ognivolta rimettersi alla sua scuola! È una lezione che riguarda tutti e impegna tutti, secondo i diversi doni e ministeri di cui è ricco il Popolo di Dio, per l’azione dello Spirito Santo. In questo Anno Sacerdotale mi piace sottolineare come essa interessi e coinvolga in modo particolare i sacerdoti, ai quali Papa Montini riservò sempre un affetto e una sollecitudine speciali. Nell’Enciclica sul celibato sacerdotale egli scrisse: “«Preso da Cristo Gesù» (Fil 3,12) fino all’abbandono di tutto se stesso a lui, il sacerdote si configura più perfettamente a Cristo anche nell’amore col quale l’eterno Sacerdote ha amato la Chiesa suo corpo, offrendo tutto se stesso per lei… La verginità consacrata dei sacri ministri manifesta infatti l’amore verginale di Cristo per la Chiesa e la verginale e soprannaturale fecondità di questo connubio” (Sacerdotalis caelibatus, 26). Dedico queste parole ai numerosi sacerdoti della Diocesi di Brescia, qui ben rappresentati, come pure ai giovani che si stanno formando nel Seminario. E vorrei ricordare anche quelle che Paolo VI rivolse agli alunni del Seminario Lombardo il 7 dicembre 1968, mentre le difficoltà del post-Concilio si sommavano con i fermenti del mondo giovanile: “Tanti – disse – si aspettano dal Papa gesti clamorosi, interventi energici e decisivi. Il Papa non ritiene di dover seguire altra linea che non sia quella della confidenza in Gesù Cristo, a cui preme la sua Chiesa più che non a chiunque altro. Sarà Lui a sedare latempesta… Non si tratta di un’attesa sterile o inerte: bensì di attesa vigile nella preghiera. È questa la condizione che Gesù ha scelto per noi, affinché Egli possa operare in pienezza. Anche il Papa ha bisogno di essere aiutato con la preghiera” (Insegnamenti VI, [1968], 1189). Cari fratelli, gli esempi sacerdotali del Servo di Dio Giovanni Battista Montini vi guidino sempre, e interceda per voi sant’Arcangelo Tadini, che ho poc’anzi venerato nella breve sosta a Botticino.
Mentre saluto ed incoraggio i sacerdoti, non posso dimenticare, specialmente qui a Brescia, i fedeli laici, che in questa terra hanno dimostrato straordinaria vitalità di fede e di opere, nei vari campi dell’apostolato associato e dell’impegno sociale. Negli Insegnamenti di Paolo VI, cari amici bresciani, voi potete trovare indicazioni sempre preziose per affrontare le sfide del presente, quali, soprattutto, la crisi economica, l’immigrazione, l’educazione dei giovani. Al tempo stesso, Papa Montini non perdeva occasione per sottolineare il primato della dimensione contemplativa, cioè il primato di Dio nell’esperienza umana. E perciò non si stancava mai di promuovere la vita consacrata, nella varietà dei suoi aspetti. Egli amò intensamente la multiforme bellezza della Chiesa, riconoscendovi il riflesso dell’infinita bellezza di Dio, che traspare sul volto di Cristo.
Preghiamo perché il fulgore della bellezza divina risplenda in ogni nostra comunità e la Chiesa sia segno luminoso di speranza per l’umanità del terzo millennio. Ci ottenga questa grazia Maria, che Paolo VI volle proclamare, alla fine del Concilio Ecumenico Vaticano II, Madre della Chiesa. Amen!

Una nuova per accorciare la lista di

Gli assessori Maione e Labolani in cantiere

Gli assessori Maione e Labolani in cantiere

A SAN POLO. Sta nascendo accanto alla vecchia struttura. Servirà a trovare posto a chi è ancora in attesa 

Sarà una Rsa, ma farà di tutto per assomigliare a una casa. Per riprodurre nei limiti del possibile gli spazi domestici entrati nella memoria dell’anziano, per stimolare le abilità residue grazie a un contesto di vita familiare e a soluzioni abitative in continuità con il territorio circostante.
Inizia a prendere forma la nuova residenza sanitaria assistenziale per anziani promossa dal Comune a San Polo, in via Fiorentini, nei pressi della vecchia casa di riposo «Arici-Sega». «La struttura è già edificata nei suoi elementi portanti, ora si procederà con i lavori di completamento», dice
l’assessore ai Lavori pubblici Mario Labolani. «Abbiamo maturato un leggero ritardo nella consegna per la pioggia e la neve dello scorso inverno».
I lavori, iniziati ad agosto 2008, stanno andando avanti e dovrebbero concludersi nel febbraio del 2011. Se non ci saranno inceppi la struttura - 120 posti letto comprensivi di due Nuclei Alzheimer - inizierà l’attività nel settembre-ottobre del 2011.
UN AVVIO che la città aspetta, alla luce dei mille anziani in lista d’attesa per un posto nelle case di riposo, che attualmente sono in grado di offrire ospitalità a 900 anziani (calcolando le disponibilità delle Rsa comunali, di quelle di Casa Industria, Fondazione bresciana di iniziative sociali e enti religiosi): numeri ancora troppo bassi per una domanda di assistenza in continua crescita, di pari passo con l’aumento dell’aspettativa di vita, della non autosufficienza e di patologie invalidanti come l’Alzheimer.
«
A Brescia siamo molto in ritardo su questo versante», ammette l’assessore ai Servizi sociali, Giorgio Maione. «Un ritardo quasi ventennale, che ora bisogna recuperare: questa struttura di via Fiorentini probabilmente non basterà, tenuto conto che andranno in parte sostituite altre Rsa ormai datate, come l’Arvedi - dice -. Per questo intendiamo promuovere la costruzione di un’altra Rsa che, per ridurre i tempi, potrebbe essere realizzata dalle Fondazioni e realtà del settore con il supporto del Comune».
MAIONE ha ricordato che la politica comunale è di far restare il più possibile gli anziani a casa propria, circondati dai propri oggetti e affetti. In molti casi, però, questo non è possibile, per la fragilità della persona o per invalidità gravi, tanto che oggi la maggioranza degli ospiti delle Rsa non sono autosufficienti e richiedono un surplus di cure sanitarie e assistenziali.
La Rsa di via Fiorentini, realizzata dal Comune con un impegno di oltre 13 milioni di euro, sarà suddivisa in sei nuclei da 20 posti letto ciascuno, distribuiti ai piani rialzato e primo insieme a palestre, aree di socializzazione, servizi assistiti, cui si aggiunge un Centro diurno integrato con una ricettività di 40 ospiti.
La maggioranza delle camere sarà di un posto letto, le restanti a due posti, per garantire un alto livello di comfort, rispetto della privacy e fruibilità degli spazi, come spiegano il progettista, ing. Artemio Apollonio e la responsabile del procedimento, arch. Anna Begni. Il piano interrato ospiterà invece servizi, locali tecnici e cappella, mentre per il secondo piano si ipotizza la destinazione a sala multiuso.

 

 

 

I lavori dovrebbero terminare nel febbraio del 2011 Potrà ospitare centoventi anziani non autosufficienti

«Anziani, a Brescia serve un’altra Rsa»

Gli assessori Mario Labolani e Giorgio Maione

Gli assessori Giorgio Maione e Mario Labolani

A buon punto i lavori all’Arici Sega, ma il Comune pensa anche ad una nuova struttura

BRESCIA Caschetto in testa e progetti in mano. In questa versione si sono presentati ieri gli assessori Giorgio Maione e Mario Labolani, rispettivamente ai Servizi sociali e Lavori pubblici, per fare il punto sull’avanzamento dei lavori relativi alla struttura per anziani Arici Sega.
In via Lucio Fiorentini per l’autunno 2011 saranno infatti pronti 120 posti letto da destinare agli anziani bisognosi di assistenza. Un progetto che però non resta isolato, dal momento che, a fronte di una lista di attesa che ad oggi si assesta su circa mille anziani in cerca di un letto in una delle dodici Rsa cittadine, il Comune, in cooperazione con le Fondazioni bresciane, sta valutando il progetto per realizzare una nuova struttura. Un’ipotesi, condivisa, che, per bocca dell’assessore Maione, si spera possa prendere concretezza il più velocemente possibile. «È un primo passo a cui vanno fatti seguire altri interventi mirati dedicati agli anziani».

Nuovi posti letto contro l’emergenza È ciò che si propone l’assessore ai Servizi sociali Giorgio Maione per abbassare la pressione sulle liste d’attesa delle Rsa cittadine  di Cecilia Bertolazzi

Un bisogno sociale a cui dare risposta. È quello che ha i connotati dei quasi mille anziani in attesa di un posto letto in una delle dodici Residenze sanitarie assistenziali della città (Rsa). Una «coda» che, tradotta in termini di tempo, arriva mediamente ai sei-sette mesi se si tratta di un uomo, per toccare i 18 mesi se ad aspettare è una donna. Come fare per rispondere all’emergenza?
Nei piani 120 «occasioni» in più
«L’intendimento - dice l’assessore ai Servizi sociali Giorgio Maione - è quello di aumentare il numero di posti letto. È un progetto per il quale stiamo lavorando da tempo, anche perché, sul tema, la città risente di un ritardo molto grave. Con le diverse Fondazioni cittadine stiamo portando avanti numerosi progetti. Tra questi c’è quello che riguarda la realizzazione di una nuova residenza per anziani che possa contare 120 posti letto (l’Arici Sega, si veda sotto). Certo, solo questo intervento non può arrivare a risolvere il problema, si tratta di un primo passo che verrà accompagnato su altri fronti dalle dismissioni protette alle cure domiciliari». I prossimi mesi dunque si prospettano carichi di lavoro. «Dovremmo certamente metterci tutti intorno ad un tavolo e decidere concretamente dove costruire la nuova struttura, con quali modalità e soprattutto con quali risorse economiche. Resta comunque molto positivo il fatto che tutte le realtà coinvolte abbiano fatto rete e condividano l’obiettivo» aggiunge Maione.
Capitolo due: tempi d’attesa
Il discorso della disponibilità di posti si lega in modo inscindibile a quello relativo alle liste di attesa delle strutture. «Abbiamo detto che sono circa mille, ad oggi, gli anziani in cerca di un posto - continua l’assessore - un numero che certamente fa pensare, ma che, in un certo senso, va “scremato”: quante di queste persone ha necessità immediata e quante sono inserite in lista per, così dire, portarsi avanti? L’altra domanda importante da porsi è quanti anziani compaiono inseriti in più di una lista, facendo, in questo modo alzare il numero totale in attesa? Soprattutto per rispondere a questa seconda domanda sta arrivando a segno il progetto che intende uniformare la domanda di ingresso, in modo tale che, proprio come accade con i vasi comunicanti, le diverse strutture assistenziali possano rispondere con puntualità alle richieste e soprattutto alle diverse esigenze manifestate». Così come tratteggiato dall’assessore Maione, conferma l’imminenza di un documento tecnico condiviso, il presidente di Fondazione bresciana di iniziative sociali Angelo Gipponi. «Entro una decina di giorni saremo pronti a condividere la documentazione che delinea i cardini di questa nuova logica di ingressi con gli enti che fino qui hanno preso parte al progetto. Si tratta, oltre alla Fondazione che presiedo, di Comune, Casa Industria e Brescia Solidale. La dinamica con cui verranno gestiti gli ingressi cercherà di superare l’attuale limite della scarsa flessibilità per dare precedenza alle urgenze con la salvaguardia della specificità offerte dalle diverse strutture».
«Ben venga una nuova struttura»
«Ben venga il progetto di una nuova casa di riposo - commenta Fabio Capra, consigliere comunale del Pd ed ex assessore ai Servizi sociali - l’esigenza era stata percepita anche dall’Amministrazione Corsini, tant’è che nel 2007 avevamo dato seguito ad un nuovo istituto, in sostituzione del vecchio Arici Sega che, apprendo, verrà pronto nel 2011. La mia proposta sarebbe di costruire una struttura “gemella” a quella che sta prendendo forma sul progetto donato dalla Fondazione Gnutti, possibilmente nella zona sud della città. Nuovi posti letto, urgenti per abbassare la pressione sulle liste di attesa e cercare di far tornare parte di quei 400 anziani cittadini ricoverati in strutture fuori dal territorio comunale, tuttavia propongono il tema del finanziamento e, il nodo, in questo caso, va sciolto in Regione. Si sa infatti che dall’ente regionale arriva parte dei fondi per sostenere i costi dei posti letto, ma se questi fondi vengono tagliati, l’attuale Amministrazione sarà in grado si sostenere le spese? Ovviamente mi auguro di sì, anche se per interventi a lunga durata sarà necessario appostare risorse e superare la politica dei bonus».

no Labo … no party

No Labo No party!

No Labo No party!